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La battaglia di
Opliti e animali


Il 2 maggio 1987, durante la 4a Fiera del Fumetto ospitata dalla Mostra d’Oltremare a Napoli, Andrea Pazienza improvvisa una performance sulla parete di uno dei padiglioni. Armato di un pennello e di un barattolo di vernice dà vita a una battaglia di opliti e animali, un dipinto di oltre sette metri per tre, realizzato senza alcun disegno preparatorio.
Dopo alcuni anni, nel 2010,  per garantire la salvaguardia dell’opera, il murale è stato “strappato”, restaurato, e collocato nel Padiglione America Latina della Mostra d’Oltremare che ospita l’Archivio storico dell’Enel.

Paz, la vita in un murale | Guido Piccoli

A Paz Napoli piaceva. Inattendibile e confusionaria come lui. Ci venne ogni anno dei suoi ultimi anni. Per lo più invitato da quella Fiera del Fumetto che può definirsi, a ragione, papà o mamma di Comicon. Una manifestazione in cui il fumetto e i fumettari contavano eccome, senza essere soffocati e esautorati dalle maschere del Cosplay, come capita in questi tempi grami.

Il catalogo della 4a Fiera del Fumetto di Napoli annuncia una performance di Andrea Pazienza
Il catalogo della 4a Fiera del Fumetto di Napoli
annuncia una performance di Andrea Pazienza

Prima di trasferirsi nello scenario angusto e meraviglioso del Castel dell’Ovo, la Fiera animava le primavere degli ampi e scarni padiglioni della Mostra d’Oltremare. Quell’anno (era il 1987) Paz ci arrivò insieme con Pratt e Manara, Bilal e Muñoz e tanti altri. Insomma, il fior fiore del fumetto europeo e forse mondiale. «Andrea, hai una suite al cinque stelle di via Caracciolo, davanti al mare e al castello» gli si annunciò per attrarlo e compiacerlo. E lui venne e, cosa proprio da lui, sbagliò hotel, finendo in quello a fianco, altrettanto bello e terribilmente costoso (ma erano i famosi anni ’80 dello “spendi e spandi”…). Da co-direttore della Fiera lo venni a sapere dopo un paio di giorni, quando aveva già fatto vari guai con la Jacuzzi e svuotato completamente, come una vera star, il fornitissimo frigo bar. Rimproverato senza fronzoli (dato anche il livello di amicizia), Paz volle farsi perdonare e fu così che, in un sabato pomeriggio, decise di esprimere il meglio di sé dipingendo quel murale meraviglioso sulla parete di un meschino  padiglione. Fece quell’affresco di sette metri per tre, raffigurante una battaglia tra uomini, leoni, tigri, avvoltoi, antilopi e cavalli e quant’altro, usando pennarelloni e pennelli. Il tutto senza soste, senza fermarsi a controllare, senza allontanarsi per prendere le misure, senza immaginare un finale. E lo fece alla presenza di una folla silenziosa e sbalordita di ammiratori, tra i quali Tanino Liberatore e Milo Manara (che quell’anno era sceso da S. Ambrogio di Valpolicella a Napoli col suo camper, pur di fare un ingresso trionfale nel padiglione dedicato a “HP e Giuseppe Bergman”). Fu così che venne realizzato uno dei capolavori dell’arte contemporanea, che solo dopo una quindicina d’anni fu salvato e spostato in uno spazio più dignitoso e sicuro sempre della Mostra (ma che meriterebbe qualcos’altro di meglio ancora). Quella battaglia appare come la fotografia della sua breve vita. Una grande mischia fatta di contraddizioni e incastri, vissuta senza soste, senza pensarci su, senza fermarsi a ragionare. Senza immaginare quel finale che puntuale sarebbe arrivato implacabile, nemmeno un anno dopo, a Montepulciano nella notte del 16 giugno 1988.  

Frames dal video di Luigi Bontà Polito

Il restauro del murale | Michele Mordente

Agli inizi del 2010, mentre le giovani restauratrici napoletane Barbara Balbi e Annalisa Milella sono impegnate in alcuni restauri all’interno della Mostra d’Oltremare, vengono a conoscenza dell’esistenza di un dipinto murale di Andrea Pazienza presente in uno dei padiglioni espositivi. L’architetto Rosanna Milano mostra loro il luogo in cui l’opera si trova, nascosta e protetta da una sorta di scatola, realizzata con pannelli di cartongesso. Rimossi alcuni di questi, le restauratrici trovano l’opera in condizioni di estremo degrado a causa di profonde crepe nell’intonaco che hanno causato cadute della superficie. Immediatamente, le restauratrici si attivano per ottenere la necessaria autorizzazione per il restauro del dipinto e per ottenere i fondi che coprano le spese dei materiali e della nuova struttura di supporto, dopo aver verificato che per la salvaguardia dell’opera è necessario che questa venga distaccata dal supporto murario originario.

Enrico Pazienza commenta il murale del figlio Andrea
Enrico Pazienza descrive il murale del figlio Andrea

Nella primavera del 2010, finalmente l’intervento di restauro ha inizio, sotto la direzione dell’architetto Marisa Zuccaro, direttore tecnico architettonico della Mostra d’Oltremare fino al 2013. L’operazione preliminare, necessaria a tenere salde e proteggere le parti di superficie a pericolo di distacchi, è la velinatura, ovvero l’applicazione di sottili fogli di carta giapponese con una resina acrilica. Si procede, poi, al primo intervento di restauro vero e proprio: il consolidamento dell’intonachino con un prodotto a base di malte ventilate. Poi, per garantire la stabilità dello strato pittorico, l’intera superficie è velinata con carta giapponese di medio spessore applicata con la resina a bassa diluizione acquosa. Per effettuare il cosiddetto “strappo” l’intera superficie dell’opera è sottoposta a un doppio bendaggio con colla di bue, un collante di origine animale che penetrando in profondità rende l’intonaco spesso ed elastico. Si passa, quindi, alla delicata operazione del distacco della parte superficiale dell’intonaco dalla struttura muraria portante. Per le notevoli dimensioni dell’opera, la superficie viene divisa in più sezioni. L’intonaco dipinto, distaccato dal muro, è fissato su un nuovo supporto di pannelli di fibra di vetro con struttura interna a nido d’ape, robusti e leggeri allo stesso tempo, preventivamente ricoperti da un letto di malta. Non prima però di aver pulito e assottigliato il retro dell’intonaco distaccato. I pannelli sono, quindi, fissati su una solida struttura metallica di supporto progettata dall’architetto Milano. Rimossa con attenzione la velinatura di protezione, si stuccano le lacune dell’intonachino con malte di uguale colore e granulometria. Le stuccature e le lacune di film pittorico sono poi accordate cromaticamente con acquerelli per restauro. Finalmente, dopo un lavoro durato molti mesi, la battaglia di Andrea Pazienza torna al suo originario splendore e può essere nuovamente offerta al pubblico di affezionati, nel padiglione America Latina della Mostra d’Oltremare, grazie alla tenacia e all’abilità delle due restauratrici napoletane.

 

Immagini dal restauro

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